
Solo family & friends è la mia mostra personale curata da Simone S. Melis e Marta Cereda presso due spazi milanesi, Spazio Prugg e Superness. La mostra nasce dal fortunato evento per cui, due amici, all’incirca nello stesso periodo, avevano a disposizione dei nuovi spazi e volevano farci delle mostre; per uno strano effetto a catena sono stati poi coinvolti altri amici e familiari nell’organizzazione del progetto. Il titolo Solo family & friends riprende la dicitura tipica delle svendite di moda che allude a una cerchia ristretta, generalmente fittizia e con fini più commerciali che altro. Nella mostra sono esposte opere da cui emerge invece un’intima prossimità con personaggi ed oggetti legati ai luoghi che amo definire casa e a coloro che definisco famiglia.

Solo Family & Friends. Exhibition view, Spazio Prugg, Milano, 2025.

Solo Family & Friends. Exhibition view, Superness, Milano, 2025.

Solo Family & Friends. Exhibition view, Superness, Milano, 2025

Solo Family & Friends. Exhibition view, Spazio Prugg, Milano, 2025
Strawberry artwork è un’opera per la quale ho prelevato tutti gli oggetti di casa mia che hanno la funzione di migliorare o alterare le caratteristiche dell’aria. Tali oggetti hanno subito un processo di tuning venendo modificati per emanare odore di fragole; forse fragole di bosco, quasi le prime fragole della stagione, un po’ acerbe e non ancora perfettamente mature.

Strawberry artwork, 2025
Elettrodomestici modificati (ventilatore, deumidificatore, purificatore d’aria, calorifero elettrico, scaldabagno, diffusore di essenze a ultrasuoni), gesso, odore di fragole. Installazione ambientale
Untitled (Cagno) è la mia seconda opera con questo titolo. Come la prima il soggetto sono delle patate, tubero tipico del mio paese di origine, Cagno, qui fotografate in una piccola e causale scultura sul lavandino in acciaio inox a casa dei miei genitori.

Untitled (Cagno), 2025
Stampa fotografica, cm 7 x 10
Scusa. fa parte di una serie in corso di opere in cui riporto frasi o espressioni altrui che vengono grattate nel muro dello spazio espositivo o nei muri della casa del collezionista usando la font Times New Roman.

Scusa.; 2025
Graffito su muro, Times New Roman, 430 pt
Lil Guy è una serie di opere in corso, nate inizialmente come piedistallo per l’opera Untitled (perfect day) hanno poi assunto un ruolo autonomo. Si tratta di un sottile piedistallo, ricavato da una comune trave per il tetto, che viene smussata, lisciata e ricoperta da circa 12 mani di imprimitura, seguendo l’antica ricetta utilizzata per la preparazione della tavola in legno, usata nei dipinti rinascimentali. Lil Guy è pensato per essere un’opera autonoma ma anche per ospitare altre piccole opere, mie o altrui.

Lil Guy, 2024
Legno, gesso, 5 esemplari unici da serie in corso, cm 12 x 12 x 103, cm 10 x 10 x 98

Lil Guy, 2024
Legno, gesso, 5 esemplari unici da serie in corso, cm 12 x 12 x 103, cm 10 x 10 x 98
Sanfratello è un’opera che prende in prestito due quadri di Giovanni Sanfratello. I quadri sono di proprietà del curatore Simone S. Melis, che è anche il mio coinquilino, e sono la cosa più importante che c’è in casa nostra. Giovanni Sanfratello fu legato sentimentalmente ad Aldo Braibanti, condannato per plagio proprio contro Sanfratello in un momento storico in cui l’omosessualità era criminalizzata. Sanfratello, internato e sottoposto a terapie invasive, dopo questa esperienza, si ritirò a vita privata. Il mio lavoro espone queste due opere in una struttura che non ne consente la vista, nella volontà di rispettare la riservatezza di Sanfratello ma volendone ribadire l’esistenza. La struttura si configura come un abbraccio leggermente inclinato, all’interno del quale sono custodite le opere, sbilanciandosi l’un l’altra come nell’irruento saluto di due che non si vedono da molto tempo. Le due strutture simmetriche che creano l’abbraccio sono tenute insieme da delle zampette in legno, fissate con un meccanismo di perline in plastica, prese da un gioco per bambine.

Sanfratello, 2025
Due opere di Giovanni Sanfratello, legno multistrato, piombo, ethafoam, cm 16 x 82 x 74

Sanfratello, 2025
Due opere di Giovanni Sanfratello, legno multistrato, piombo, ethafoam, cm 16 x 82 x 74
Nel 2022 vivevo a Venezia ed ero in residenza presso la Fondazione Bevilaqua La Masa. Sorry if it hurts e Kit festa sono le opere che ho portato alla mostra di fine residenza della fondazione, si tratta di due set di coriandoli fustellati a mano. Sorry if it hurts è un kit di coriandoli in bianco e nero, fustellati da una foto in cui è raffigurato l’artista Andrea Cadere al caffè Florian di Venezia, durante la Biennale, che sorride con una delle sue opere in mano. Kit Festa invece è composto da coriandoli molto colorati, ritagliati dalle immagini delle opere di Tano Festa dal catalogo generale delle sue opere.

Sorry if it hurts, 2022
Coriandoli ritagliati da immagine fotografica di Andrea Cadere al Caffè Florian di Venezia. Dimensioni variabili

Kit festa, 2022
Coriandoli ritagliati dal catalogo generale di Tano Festa. Dimensioni variabili
Not a Game è la mia mostra personale presso Surplace, a Varese, curata da Luca Scarabelli. La mostra ruota attorno a una piccola opera, una fotografia di un dettaglio di un’installazione del 2018, incorniciata all’interno di una saponetta marca Dove.
L’opera fa parte di una serie di fotografie che condividono la stessa dinamica economica; non possono essere commercializzate in cambio di denaro ma è possibile possederne una in cambio di 40 ore di lavoro per me. Nel caso di Not a Game questa specifica saponetta è legata ad ore di lavoro destinate alla realizzazione di un progetto, esposto in mostra sotto forma di una grande stampa billboard.
Il progetto prevede la realizzazione di un’opera all’interno di un museo di arte antica, sfruttando la presenza, nella stessa stanza, di due busti molto comuni della statuaria antica; quelli di Adriano e quello di Antinoo. Nonostante spesso li abbia visti nella stessa sala, non si guardano mai. La mia opera consiste nell’inclinare, girare o spostare tali busti in modo che si guardino l’un l’altro.

Untitled (old work for sale), 2025
Stampa fotografica, saponetta Dove, cm 8 x 6 x 2

Untitled (museum project), 2025
Stampa billboard, cm 300 x 400
Ciao G, M e tutti;
Spero siate bene e anche che siate in vacanza in qualche posto delizioso. Vi scrivo per aggiornarvi su una piccola mostra che ho appena aperto a Firenze, da Toast Project Space. La mostra si chiama Dissing ed è un piccolo esperimento che volevo provare ma non ne avevo forse il coraggio e di cui sono molto contenta.
La mostra ha due diversi registri, uno con 25 sculture fatte di pane per toast che raffigurano le mostre precedenti, l'altro è una decorazione fatta con dei dog park in acciaio, funzionanti, e che si pensa di attivare con l'opera audio sui cani nell'ultimo giorno di mostra.
Vi allego anche il testo del curatore, Gabriele Tosi, che oltre ad essere molto bravo spiega sicuramente meglio di me. (Per G, Gabriele è il curatore che conosce anche K che era con me nel giorno del galeotto accaldato). Se per caso passate da Firenze la mostra resta fino al 24 Settembre. :) Intanto un abbraccio e buona estate!
C

Dissing. Exhibition view, Toast project, Firenze, 2025.

Dissing. Exhibition view, Toast project, Firenze, 2025.

Dissing. Exhibition view, Toast project, Firenze, 2025.

Dissing. Exhibition view, Toast project, Firenze, 2025.









Dissing Now Now, 2025, 6 x 15 x 4 cm, pane per toast
Dissing Concerto di Fabbrica, 2025, 7 x 10 x 10 cm, pane per toast
Dissing Facciatosta Records, 2025, 10 x 9 x 1 cm, pane per toast, carta da forno
Dissing Cieli Neri, 2025, 6 x 11 x 5 cm, pane per toast
Dissing Piagnone, 2025, 7 x 10 x 10 cm, pane per toast
Dissing Prede, 2025, 9 x 8 x 6 cm, pane per toast
Dissing Chunk, 2025, 8 x 11 x 6 cm, pane per toast
Dissing Super Cavalli, 2025, 7 x 9 x 4 cm, pane per toast
Dissing Benino - Concerto per Presepi, 2025, 7 x 10 x 14 cm, pane per toast








Dissing TFC / Toast Fried Chicken, 2025, 13 x 6 x 8 cm, pane per toast
Dissing Hurracàn, 2025, 8 x 12 x 9 cm, pane per toast
Dissing Influencer Sarcofaphagus, 2025, 6 x 8 x 14 cm, pane per toast
Dissing Candies, 2025, dimensioni variabili, pane per toast, carta da forno
Dissing Tosi Barber Bookshop, 2025, 3 x 6 x 7 cm, pane per toast
Dissing Grand Buffet, 2025, 3,5 x 10 x 14 cm, pane per toast
Dissing Swan Lake and Swan Dance, 2025, 8 x 9 x 9 cm, pane per toast
Dissing tra oggetti pensanti, 2025, 5 x 20 x 26 cm, pane per toast








Dissing Dialog, 2025, 9 x 5 x 5 cm (3 elementi), pane per toast
Dissing Lavoretto, 2025, 10 x 17 x 10 cm, pane per toast
Dissing Cuore, 2025, 12 x 18 x 18 cm, pane per toast
Dissing Tri Lus, 2025, 2 x 10 x 9 cm (3 elementi), pane per toast
Dissing Habitat, 2025, 1 x 14 x 3 cm (2 elementi), pane per toast
Dissing Falsetto, 2025, 13 x 20 x 6 cm, pane per toast
Dissing Info, 2025, 0,5 x 19 x 19 cm, pane per toast
Dissing Testimone Perpetua, 2025, dimensione variabile, polvere di pane per toast

Per G., 2024. Due tavoli da sagra, cm 220 x 80 x 78; cm 197 x 69 x 76.
Galleria Zero..., Milano

Per G., 2024. Due tavoli da sagra, cm 220 x 80 x 78; cm 197 x 69 x 76.
Circolo Famigliare, Valmorea (CO)

Per G., 2024. Due tavoli da sagra, cm 220 x 80 x 78; cm 197 x 69 x 76.
Galleria Zero..., Milano

Per G., 2024. Due tavoli da sagra, cm 220 x 80 x 78; cm 197 x 69 x 76.
Circolo Famigliare, Valmorea (CO)

A place to stay, 2024. Installation view, Careof, Milano

A place to stay, 2024. Installation view, Careof, Milano

A place to stay, 2024. Installation view, Careof, Milano

A place to stay, 2024. Installation view, Careof, Milano

A place to stay, 2024. Installation view, Careof, Milano

A place to stay, 2024. Installation view, Careof, Milano

A place to stay, 2024. Gabriele De Vecchi – Pelé

A place to stay, 2024. Paolo Masi e Lucio Del Pezzo – Sebastian e Jole

Trimmed after a pattern. Exhibition view, EXAMATO, Milano, 2024.

Trimmed after a pattern. Exhibition view, EXAMATO, Milano, 2024.

Trimmed after a pattern. Exhibition view, EXAMATO, Milano, 2024.

Trimmed after a pattern. Exhibition view, EXAMATO, Milano, 2024.

Trimmed after a pattern. Exhibition view, EXAMATO, Milano, 2024.
Untitled (perfect day) è un multiplo infinito. Un bacio, un morso, un abbraccio, un atto sessuale tra due gusci di pistacchi trovati per caso in un pacchetto. Il multiplo ha una tiratura infinita, finirà quando smetterò di mangiare pistacchi. Ogni volta che trovo uno di questi abbracci in un sacchetto descrivo brevemente il momento e il luogo in cui mi trovo, questa piccola descrizione viene inclusa nell’autentica della specifica edizione del multiplo.

Untitled (perfect day), 2023 – in corso
Gusci di pistacchio, esemplari infiniti
Institute for snow nasce dal ricordo di alcune lezioni sul filosofo tedesco Walter Benjamin (1892-1940), in cui mi era stato detto che era solito appuntare il disegno di una stellina quando nei libri che leggeva trovava un “concetto monadico”. Molte persone con cui ho parlato ricordano questa stessa informazione, anche se, di fatto, non ne ho trovato prova. L’idea di queste stelline che costellano i libri letti da Benjamin mi ha sempre affascinato, a prescindere dal fatto che sia vera o no. Ho dunque cercato su LinkedIn un omonimo di Walter Benjamin, con il fine di commissionargli un disegno di stelline per farne una mia opera. Con il primo Walter Benjamin, un fisico teorico, ci siamo mandati alcune mail per poi passare ore al telefono. Questa conversazione è stata così intensa che ha portato Walter Benjamin a sparire senza consegnarmi nessun disegno di stelline. Ho quindi trovato un secondo Walter Benjamin, il quale non ha voluto partecipare al progetto, e un terzo che, invece, ha accettato di disegnare delle stelline per me, affinché potessero diventare una mia opera.

Institute for snow, 2024
Stelline disegnate da Walter Benjamin, pennarello su carta montata su dibond, cm 31 x 43 cad.
Sorry Mondrian for the mess è una danza boogie-woogie tra due lampade da cantiere gialle, che ricordano per la loro cromia il celebre quadro Broadway Boogie Woogie (1943) di Piet Mondrian, esposto al MoMa di New York. Nell’installazione le due lampade, il cui body language ricorda vagamente quello umano, sono incastrate in modo che le loro calotte coincidano e la luce potente dei fari trapeli da esse. Il ballo lento di queste lampade è evidenziato dai punti in cui le due lampade sono in contatto e che ricordano i micro-movimenti di due ballerini. L’installazione è accompagnata da una colonna sonora composta appositamente rivisitando alcune delle caratteristiche del Boogie e che può essere ascoltata in una versione ridotta a questo link.

Sorry Mondrian for the mess, 2024
Fari da cantiere, cassa bluetooth, boogie; dimensioni variabili.

Sorry Mondrian for the mess, 2024
Fari da cantiere, cassa bluetooth, boogie; dimensioni variabili.

Soft Soft Soft, 2021. Cassa per l’opera Drape di Flavia Albu; multistrato, polistirene espanso, polietilene espanso, carta velina, cm 40 x 40 x 16. Love is love, 2020, 2020. Cassa per l’opera Blue Box di Flavia Albu; multistrato, paglia, camomilla essiccata, cm 40 x 41 x 16. Lay me down, 2021. Cassa per l’opera Flower Vase di Flavia Albu; multistrato, polietilene espanso, gomma piuma, gomma, cm 40 x 42 x 16.

Protect what you love, 2022
Casse per le opere di Marco Chemello, Pietro Guglielmin, Marco Paleari, Giorgio Bernasconi.
Vista della mostra «FORTUNATO», Luca Tommasi Gallery, Milano

Fortunato, 2022
Cassa per Chicchi in faccia (2022) di Marco Paleari;
legno, polietilene espanso, cm 91 x 75 x 161

Such a lucky guy, 2022; and his friends, 2022
Casse per Larvae painting (2019) di Marco Chemello;
legno, polistirene espanso, polietilene espanso, ruote, cm 39 x 39 x 15

Protect what you love, 2021
Casse per le opere di Jacopo Rinaldi, Francesca Finotti, Ginevra Dolcemare.
Vista della mostra «Cecilia Mentasti. have you ever been / where you already are?//», BRACE BRACE, Milano

Almost blue, 2021
Cassa per La Luna Bambina (2018) di Ginevra Dolcemare;
legno, gommapiuma, polistirene, polietilene espanso, velcro, cm 34 x 56 x 58,5

Soulmates, 2021
Cassa per Untitled (2020) di Jacopo Rinaldi;
legno, PVC, cm 6 x 79 x 64

Poem with wheels, Roger, Just magic, 2022
Casse per le opere di Enzo Forese. Vista della mostra «Serenata», Castel Hörtenberg, Bolzano/Bozen

Balcony, 2022
Cassa per Casa di Eraclito di Enzo Forese; multistrato, polietilene espanso, acciaio inox, 60 x 40 x 20 cm

Roger, 2022
Cassa per Senza titolo by Enzo Forese; multistrato, gomma, polietilene espanso, metallo, ruote gommate, 40 x 50 x 10 cm

Poem with wheels, 2022
Cassa per due opere Senza titolo di Enzo Forese; multistrato, polietilene espanso, metallo zincato, ruote in nylon, 50 x 40 x 35 cm

Waiting for the miracolous, 2019 – ...
Documentazione video della performance, 5h30’, 2021


Waiting for the miracolous, 2019 – ...
Documentazione video della performance, 5h30’, 2021. Vista della mostra «Cecilia Mentasti. have you ever been / where you already are?//», BRACE BRACE, Milano
Just the two of us (2022–...) è una serie di opere che nascono appositamente per mostre collettive con altri artisti all’interno di spazi commerciali (gallerie, fiere, etc). In questo lavoro parto da una mazzetta RAL K5 Classic e ritaglio dei bollini di vendita intonati per ognuna delle opere esposte. A ogni opera viene assegnato un colore tra i 216 disponibili nella mia mazzetta RAL, a questo colore l’opera si lega in modo indissolubile. Quando la mostra apre, tutte le opere sembrano essere già state vendute a causa della presenza dei bollini. In caso di acquisto di una delle opere esposte, il mio lavoro viene acquisito insieme all’opera, in cambio di un piccolo sovrapprezzo. Il ciclo si considererà chiuso quando avrò esaurito tutti i 216 colori della mazzetta RAL.

Just the two of us, 2022
Ritagli da mazzetta RAL K5 Classic, 216 esemplari unici, Ø 1,5 cm.
Vista della mostra «FORTUNATO», Luca Tommasi Gallery, Milano

Just the two of us, 2022
Ritagli da mazzetta RAL K5 Classic, 216 esemplari unici, Ø 1,5 cm.
Vista della mostra «FORTUNATO», Luca Tommasi Gallery, Milano

Just the two of us, 2022
Ritagli da mazzetta RAL K5 Classic, 216 esemplari unici, Ø 1,5 cm.
Vista della mostra «FORTUNATO», Luca Tommasi Gallery, Milano
Safari (not the exception but the rule) è un progetto realizzato con i ragazzi del Liceo Artistico Boccioni di Milano, in occasione dell’edizione 2021 di Video Sound Art Festival, a cura di Laura Lamonea e Thomas Ba. L’opera è un’azione performativa che ha abitato gli spazi del Museo di Storia Naturale di Milano per tutte le sere del festival, durante il quale il museo è stato mantenuto aperto dopo l’abituale orario di apertura. In Safari (not the exception but the rule) i ragazzi disturbavano con il loro passaggio le visite guidate organizzate dal festival, trasportando vari manufatti che ricordavano misteriosamente elementi tecnici museali, correndo, fischiettando con dei quadri sotto braccio, investendo il pubblico di visitatori. I performer indossavano guanti bianchi in cotone o blu in nitrile, elementi centrali dell’opera che vuole riflettere su come questi oggetti abbiano il potere di indicare un presunto valore artistico di ciò che viene manipolato.

Safari (not the exception but the rule), 2021
Azione performativa site-specific, artworks/props, opere di scena, due disegni su carta con sticker, ceramiche. Video Sound Art 2021, Museo di Storia naturale, Milano

Safari (not the exception but the rule), 2021
Azione performativa site-specific, artworks/props, opere di scena, due disegni su carta con sticker, ceramiche. Video Sound Art 2021, Museo di Storia naturale, Milano

Safari (not the exception but the rule), 2021
Azione performativa site-specific, artworks/props, opere di scena, due disegni su carta con sticker, ceramiche. Video Sound Art 2021, Museo di Storia naturale, Milano

Safari (not the exception but the rule), 2021
Azione performativa site-specific, artworks/props, opere di scena, due disegni su carta con sticker, ceramiche. Video Sound Art 2021, Museo di Storia naturale, Milano
Ovunque ma non qui è il titolo di una serie di opere che nascono dalla profonda fascinazione per i piani di fuga; elemento che ammette la possibilità del fallimento di un sistema dato. In Ovunque ma non qui vol. 1 ho ingigantito i segni grafici di un piano di fuga, facendo coincidere la mappa con la realtà. I segni grafici sono stati dipinti a terra direttamente L’opera è stata realizzata dipingendo direttamente a terra all’interno degli spazi di un un ex-macello abbandonato, non aperto al pubblico per ragioni di sicurezza. In contesti espositivi viene riprodotta con enormi stickers. In un’altra versione di Ovunque ma non qui mi focalizzo sulla presenza dei piani di fuga all’interno delle istituzioni dell’arte dove, di fatto, essi sono dei disegni incorniciati che, nonostante da questo presupposto abbiano tutte le carte in regola, non hanno lo statuto di opere d’arte. Tramite un elaborato escamotage mi faccio inviare dai musei del mondo i loro piani di fuga e li ridisegno a mano, realizzando dei set di sticker che utilizzo per riconfigurarne i piani di fuga a mio piacimento, incurante della loro effettiva funzionalità.

Ovunque ma non qui (vol.1), 2020
Pittura a terra, installazione ambientale

Ovunque ma non qui (vol.1), 2020
Pittura a terra, installazione ambientale

Ovunque ma non qui (vol.1), 2022
Stickers, installazione ambientale.
Vista della mostra «Adesso no», NAM – Manifattura Tabacchi, Firenze

Ovunque ma non qui (1–5), 2021
Tecnica mista e adesivi su carta, cm 53,5 x 76 x 4. Vista della mostra «have you ever been / where you already are?//», BRACE BRACE, Milano



Ovunque ma non qui (1–5), 2021 (details)
Tecnica mista e adesivi su carta, cm 53,5 x 76 x 4. Vista della mostra «have you ever been / where you already are?//», BRACE BRACE, Milano

Ovunque ma non qui (1–5), 2021 (details)
Tecnica mista e adesivi su carta, cm 53,5 x 76 x 4. Vista della mostra «have you ever been / where you already are?//», BRACE BRACE, Milano
A collector’s play è un’ulteriore declinazione della riflessione sui piani di fuga. In occasione di una sua visita al Philadelphia Museum of Art, dove sono conservate le più importanti opere di Duchamp, ho chiesto al collezionista Giovanni Scibilia, che è anche coautore dell’opera, di raccontare del mio lavoro sul piano di fuga del museo ad alcuni visitatori e alla guardia della sala dove è esposto il Grande Vetro. L’installazione A collector’s play si compone di una copia identica della panca delle sale Duchamp del museo in questione, modificata affinché diventi una cassa di risonanza per l’audio del racconto fatto ai visitatori del museo. L’opera è accompagnata da un testo di Scibilia dal titolo MD. A play.

Cecilia Mentasti, GIovanni Scibilia, A collector’s play, 2022
Copia della panchina in fronte a Le Grand Verre, (1915–1923, Philadelphia Museum of Art) di Marcel Duchamp, speaker, un testo scritto da Giovanni Scibilia; dimensioni variabili. Vista dell'allestimento a «Gaze-Off», Centro Esposizioni, Lugano
Untitled (Cagno) è un’opera realizzata nel 2022 in occasione di Hyperlocal festival a Milano, a cura di Zero.eu e Annika Pettini. Il tema del festival era una rilfessione sul rapporto tra centro e periferia. Nello stesso week end della mostra, nel mio paese di origine, Cagno (CO), si svolgeva la Festa della patata, evento imperdibile che celebra l’unico prodotto tipico di questo piccolo paesino di provincia. Ho scelto di portare in mostra 60 chili di patate di Cagno, esponendole su un basamento candido, museale. Il visitatore del festival era invitato a giocare cercando di indovinare quante patate componessero la scultura; il fortunato vincitore ha vinto una mia opera, una foto che raffigura la scultura di patate.

Untitled (Cagno), 2022
494 patate di Cagno
The whale è un’azione performativa in cui immagino una balenottera azzurra della lunghezza di 27 metri. Per imparare ad immaginare un elemento così grande ho dovuto allenarmi, costruendo dei riferimenti della stessa misura: 6 macchine parcheggiate, una bindella su un lago ghiacciato, dei paletti su un campo da calcio.

The Whale, 2019
Documentazione fotografica della performance

The Whale, 2019
Documentazione fotografica della performance
What you see is what you mean è un’installazione che ricostruisce un ambiente romantico con una particolare predilezione per l’idea di stereotipata di un romanticismo stucchevole. L’opera è un sistema composto da una luce al tungsteno tipica delle produzioni cinematografiche (un Arri300), uno specchietto da trucco, numerosi cavi e una cassa bluetooth da cui risuona Almost Blue di Chet Baker. Il sistema, lasciando evidenti tutti i suoi elementi, produce una piccola e romantica luna, proiettata sul soffitto dello spazio espositivo.

What you see is what you mean, 2019
Arri 300, specchio da make-up, cavi elettrici, speaker Bluetooth, Almost Blue di Chet Baker. Vista della mostra «Serenata», Castel Hörtenberg, Bolzano/Bozen, con Senza titolo di Enzo Forese


In questa serie di opere ready made utilizzo la font Times New Roman, per incidere sul muro dello spazio espositivo delle frasi prelevate da altri contesti. La prima realizzata è non voltarti; ripresa da una scritta a bomboletta all’interno della villa abbandonata che sta al centro del mio paese di origine, Cagno.

Non voltarti, 2019
Incisione su intonaco, Times New Roman, site-specific. Vista della mostra «Cecilia Mentasti. have you ever been / where you already are?//», BRACE BRACE, Milano

Non voltarti, 2019 (particolare)
Incisione su intonaco, Times New Roman, site-specific. Vista della mostra «Cecilia Mentasti. have you ever been / where you already are?//», BRACE BRACE, Milano

mi vedi?, 2022
ncisione su intonaco, Times New Roman, site-specific.
Vista della mostra «FORTUNATO», Luca Tommasi Gallery, Milano
↑
Copyright © 2024 Cecilia Mentasti. Termini e condizioni | Privacy Policy. Crediti – Fotografie: Francesco Paleari, Carlos Gasparotto, Cecilia Mentasti, Luca Morfini, Luca Scarabelli. Design: Simone S. Melis